Escursione sul sentiero di servizio del Canale Caluso,
da San Giorgio Canavese ad Aglié
e visita al Castello di Aglié (TO)

(insieme con i partecipanti ai Corsi della Università della Terza Età di Aosta)



BREVE ESCURSIONE IN PIEMONTE
Sul sentiero di servizio del Canale Caluso,
da San Giorgio Canavese ad Aglié,
accompagnati dalla Direttrice del Consorzio: dott.ssa Alessandra Conti;
insieme con i partecipanti ai Corsi della Università della Terza Età di Aosta
Venerdì 5 aprile 2024
 
Gruppo UNI3 in sosta in Via B. Biandrate, davanti all’ingresso nord-est del Castello di San Giorgio Canavese (TO)
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Gruppo UNI3 all’inizio del sentiero di servizio del Canale Caluso a San Giorgio Canavese (TO);
al centro della foto, alla sinistra di Paolo Jorrioz (col giubbotto chiaro), c’è la dottoressa Alessandra Conti,
direttrice del Consorzio del Canale Demaniale di Caluso, che ci ha accompagnato nel cammino
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)


Breve escursione e visita in Piemonte (05-04-2024)


Panorama sul torrente Orco a Castellamonte
vicino alla presa del Canale Caluso,
durante uno dei sopralluoghi in queste zone
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Struttura della presa del Canale Caluso
sul torrente Orco a Castellamonte,
durante uno dei sopralluoghi in queste zone
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Foto della sede del Consorzio Demaniale
del Canale di Caluso a Caluso,
durante la visita alla direttrice Alessandra Conti
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Cartello col logo del Consorzio del Canale
Demaniale di Caluso a Caluso
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Mappa percorso San Giorgio Canavese-Agliè
effettuato col gruppo UNI3 (c. 3 km)
05-04-2024 (Mappa Consorzio Canale di Caluso)

Mappa del percorso da San Giorgio Canavese
ad Agliè, ricavata dal GPS
05-04-2024 (Foto da GPS di E.Fiorentini)

Cartello all’ingresso nord-est
del Castello di San Giorgio Canavese (TO)
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Spiegazioni della dottoressa Alessandra Conti,
direttrice del Consorzio Demaniale del Canale di
Caluso, a San Giorgio Canavese
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Cartelli sulla strada vicino a inizio
sentiero di servizio del Canale Caluso
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Scoiattolo nero su albero vicino al Canale Caluso
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Uscita dal tunnel 2 -Fenoglio- del 1764
del Canale Caluso
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Alessandra Conti col gruppo UNI3
all’uscita del tunnel Fenoglio del Canale Caluso
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Gruppo UNI3 all’uscita del tunnel Fenoglio
del Canale Caluso
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

In cammino sulla sterrata lungo il Canale Caluso
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Ruderi del ponte di ferro sul Canale Caluso per
l’accesso al villino del sindaco Vitale Prié nel 1818
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Panorama sul Castello di Agliè
da sud-est, sulla sterrata del Canale Caluso
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

In arrivo ad Agliè a fine cammino lungo il Canale
Caluso; il corso d’acqua sottopassa il ponte stradale
della "SP 52" e prosegue verso ovest; sulla destra
il parcheggio sul Piazzale Filippo San Martino
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Panorama sulla facciata sud-est del castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Panoramica laterale del Castello di Agliè
da sud-ovest, proseguendo sulla "SP 52"
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Una premessa

A inizio aprile 2024 il tempo meteo migliora e ci garantisce l’esecuzione del nostro programma.  In questa data, l’attività prevista era una breve e facile camminata lungo il sentiero di servizio ai bordi del Canale di Caluso [1] , uno dei canali storici del Canavese in Piemonte.
Questa escursione era prevista nel programma proposto agli amici della Università della Terza Età di Aosta (UNI3) e presentato sul  Calendario del 2024, illustrato nella Biblioteca Regionale "Bruno Salvadori" di Aosta il 15 gennaio 2024.  In questa terza uscita del 2024, hanno aderito molte persone della UNI3 VDA, che hanno già partecipato alle uscite degli anni scorsi.
Tra queste, ricordo:
Alberto A., Alberto G., Alessandra, Alfonso, Anna Maria 1, Anna Maria 2, Assunta, Carla, Carla B., Carla C., Daria, Elisabetta, Emma, Fulvio B., Fulvio SF., Giovanna, Ivana, Laura, Liliana, Loretta, Luciana N., Luciana T., Luigi, Maria Angela, Maria Elsa, Maria G., Maria Grazia, Maria M., Maria Rosa, Marinella, Mavi, Mario, Nando, Nicolina, Paola F., Paola SF., Piera, Riccardo, Roberto, Rosetta, Silvia, Simonetta.
Per un totale di 42 partecipanti, che salgono a 46 considerando: Anna Maria Minuzzo, Paolo Jorrioz come organizzatori per conto di UNI3 VDA, e Aldo Marconato, Enea Fiorentini come accompagnatori.  Abbiamo già effettuato diversi sopralluoghi in questi luoghi, abbiamo percorso una parte dei sentieri lungo il Canale Caluso [1]  (anche all’interno della stessa città di Caluso) e abbiamo contattato i responsabili del Consorzio del Canale Demaniale di Caluso [2]  a Caluso per conoscere la storia di questo antico canale e la sua percorribilità.  Abbiamo conosciuto la dottoressa Alessandra Conti, direttrice del Consorzio del Canale Demaniale di Caluso [2]  nella sede di Caluso del Consorzio, in uno di questi sopralluoghi.
Per questa uscita abbiamo quindi deciso di utilizzare un pullman, visto anche il grande numero di partecipanti.
Ci raduniamo ad Aosta alle ore 7,45 su Piazza Mazzini (a sud dello Stadio M.Puchoz).  Il pullman è già in nostra attesa e il gentile autista Albano, che ci ha accompagnato varie volte, ci aiuta per la sistemazione delle persone.
Partiamo in perfetto orario attorno alle ore 8,00 fissando il primo luogo di sosta a San Giorgio Canavese presso il Bistrot Monnalisa, poco distante dall’uscita di San Giorgo Canavese dell’autostrada A5, per un caffé e un momento di riposo.  Dopo una buona sosta ristoratrice al bistrot, saliamo di nuovo sul pullman per percorrere ancora un breve tratto di strada: seguiamo la SP 53 in direzione del centro di San Giorgio Canavese, superiamo una nuova rotonda stradale e proseguiamo sulla stessa strada provinciale.  Dopo poco meno di 2 km, raggiungiamo il bivio con la SP 217 che penetra nel tessuto di San Giorgio C. mentre la SP 53 diventa la circonvallazione del paese che lo supera a sud-ovest.  La SP 217, entrando nel paese, diventa Via Gioannini.  Seguiamo questa strada fino alla prossima rotonda, poi giriamo a destra sulla strada che prende il nome di Corso Repubblica.  Questa ultima strada, molto diritta e bordeggiata da grandi alberi, ci conduce dopo c. 400 metri all’incrocio con Via Michele Chiesa.
Giriamo a sinistra e seguiamo questa via per un centinaio di metri fino alla Piazza Vittorio Veneto, grande incrocio di strade.  Qui giriamo a destra, su Via B.Biandrate e la percorriamo per c. 140 metri fino a raggiungere uno slargo, davanti al cancello dell’entrata nord-est del Castello di San Giorgio (sec. XII-XVIII).  Questo Castello fu la prestigiosa abitazione dei Conti di Biandrate, (legati alla famiglia nobile dei Valperga-Masino).  Questi Conti hanno governato per molti secoli il paese di San Giorgio Canavese, tra conflitti e periodi di tregua.  A metà del 1300, con il rafforzarsi delle autonomie comunali, i Conti concessero alla popolazione gli statuti, ma già verso la fine del secolo i Conti entrarono in lite con la comunità e fu chiamato Amedeo VIII di Savoia come pacificatore.  Nel 1518 il popolo si rivoltò ai Conti, attaccò e saccheggiò il castello, prima di passare definitivamente, nel 1631, sotto il dominio dei Savoia.
Il pullman si ferma in quest’area abbastanza ampia per permettere al mezzo di fare inversione di marcia.  Il gruppo UNI3 scende e si raduna in un lato dello slargo, mentre il pullman, dopo la manovra, si allontana da San Giorgio Canavese per dirigersi ad Agliè dove ci attenderà.
Noi rimaniamo qui in attesa della dottoressa Alessandra Conti, direttrice del Consorzio del Canale Demaniale di Caluso [2] , in arrivo da Caluso.  Paolo e Aldo tornano un po’ indietro su Via B.Biandrate per attenderla e accompagnarla da noi.


Escursione lungo il Canale Caluso (TO)

Mentre scatto qualche foto al gruppo e alla zona, Paolo e Aldo tornano da noi insieme con la dottoressa Alessandra Conti.  La salutiamo e la presentiamo al Gruppo UNI3.  Lei inizia a raccontare la storia del Canale Caluso [1]  mentre ci raduniamo attorno.  Il Canale Demaniale di Caluso [1]  è senza dubbio una delle più antiche infrastrutture idrauliche del Canavese.  La sua costruzione risale alla seconda metà del XVI secolo quando la monarchia francese deteneva parte delle terre della pianura piemontese e le sorti della guerra, che allora combatteva contro l’impero asburgico in Piemonte, stavano volgendo nettamente a suo favore grazie anche all’opera del Maresciallo di Francia Charles I de Cossé Comte de Brissac (n. 1505 c.- m. 1563 a Parigi), comandante delle truppe francesi al di qua delle Alpi.  Generale di Francesco I re di Francia (1494-1547), il Brissac si distinse più volte combattendo in Italia contro le truppe imperiali (austro-asburgiche).  Durante il regno del nuovo re di Francia Enrico II (1519-1559), Charles de Brissac dal 1550, divenuto maresciallo di Francia e nominato inoltre governatore del re in Piemonte, vinse ripetutamente gli Spagnoli in Piemonte (1550-1559).  Nel 1560 ebbe il governatorato della Piccardia, al nord della Francia.
Nonostante gli impegni di guerra, nel 1556 Charles I de Cossé comte di Brissac acquistò da Flaminio Paleologo il feudo di Caluso e decise la costruzione di un canale che portasse acqua dal torrente Orco al suo feudo per irrigare quella parte di territorio e per produrre forza motrice per alcuni mulini della zona.  Al termine della prima parte di spiegazioni della dottoressa Alessandra Conti, lasciamo lo slargo di Via B.Biandrate e, sempre su questa strada, iniziamo a salire percorrendo un arco da destra a sinistra, superando l’Area Verde attrezzata per lo Sport e raggiungendo l’incrocio con Via Missionari Oblati, strada che conduce alla Casa di Riposo di San Giorgio e al Cimitero di San Giorgio Canavese.  All’incrocio, raduniamo il gruppo e ci spostiamo di pochi metri a sinistra fino a trovare l’inizio del sentiero di servizio del Canale di Caluso [1]  che, in effetti, è una larga sterrata.  In questo punto scattiamo qualche foto per ricordare i partecipanti di questa escursione.  Iniziamo il cammino su questa sterrata che, inizialmente, attraversa un piccolo boschetto dove non è raro incontrare qualche piccolo animale selvatico (per esempio: scoiattoli...), come è capitato a noi durante i sopralluoghi.  Proseguiamo camminando sulla sterrata, passando sotto le strutture della Casa di Riposo e poi sotto quelle del cimitero.  Qui il canale non si vede ancora poiché, dalla metà del 1700, è stato deviato e incanalato sotto il paese di San Giorgio Canavese con l’ausilio di due lunghi tunnel.  Infatti, nel 1764, il Canale di Caluso [1]  venne ampliato per volontà di Casa Savoia (con opere realizzate dall’Architetto Giacinto Bays) per portare l’acqua al tenimento della Mandria di Chivasso dedicato all’allevamento di cavalli al servizio della Corte Sabauda.
Fu allora rettificata una parte dell’alveo del Canale [1]  e furono costruite due gallerie sotterranee nel territorio di San Giorgio Canavese.  La prima galleria è denominata Bioleto e la seconda Fenoglio.  Dopo aver percorso a piedi, circa 1 km, raggiungiamo il canale proprio all’uscita del tunnel Fenoglio, il secondo dei due che, in alto sulla facciata della struttura, presenta una targa in marmo con l’indicazione dell’anno di realizzazione, cioè proprio il 1764.  Ci fermiamo davanti a questa struttura per scattare un po’ di foto e per ascoltare altre spiegazioni storiche della dottoressa Alessandra Conti.  Continuiamo il cammino ammirando la vecchia struttura e il canale, colmo d’acqua che scorre veloce, mentre noi seguiamo la sua sterrata di servizio in senso contrario alla corrente.  Dopo altri 500 metri (c. 1,5 km dall’inizio) ci fermiamo davanti a una vecchia struttura in ferro, molto arrugginita.  Ci troviamo di fronte ad un ponte in ferro che scavalca (o meglio scavalcava) il Canale Caluso [1]  per il passaggio pedonale.  Stiamo ammirando un esempio di archeologia industriale che prendeva spunto dai primi ponti in ferro che cominciavano ad essere eretti, nei primi decenni del 1800, in Europa e negli Stati Uniti come il ponte di "Brooklyn".  Costruito nel 1818, il ponte fu voluto dal notaio Vitale Prié, segretario e poi sindaco di San Giorgio Canavese e commissionato all’ingegnere alladiese Ignazio Michela per permettere l’accesso al proprio villino, attraversando la Regia Bealera Brisacca, così chiamata in onore di Charles I de Cossé Comte de Brissac, che volle far costruire questo canale circa 260 anni prima.
Man mano che procediamo, il panorama diventa esteso verso la pianura e, soprattutto, sulla catena di montagne che ci circonda.  In una bruma densa riusciamo ad intravedere anche il Monviso all’estrema sinistra della nostra visuale.  Transitiamo vicino ad alcune cascine e intravediamo già l’alta sagoma del Castello di Agliè [4]  che si staglia davanti a noi ormai non a molta distanza.  Dopo poco più di 1 km, raggiungiamo il paese di Agliè [3]  proprio altezza del ponte stradale della SP 52 che conduce verso l’interno della cittadina.  Vediamo sulla nostra destra, appena dopo il ponte, il grande Piazzale Filippo San Martino dove è in sosta il nostro pullman.  Oltre il ponte della SP 52, la struttura del Canale Caluso [1]  prosegue diritta verso ovest, tagliando la parte bassa di Agliè [3] .  Siamo un po’ in anticipo rispetto all’ora prevista per il pranzo, allora decidiamo di seguire il Canale [1]  attraversando alcune strade di questa zona.  Camminiamo, sempre in senso controcorrente dell’acqua del Canale [1]  su Viale San Notario, fino all’incrocio con Via Molini, dove scatto un’altra foto sul Canale [1] .  Proseguiamo a sinistra su Via per Feletto per poche decine di metri, poi giriamo a destra su Via Setificio e raggiungiamo Piazza Setificio.
Attraversiamo questo largo incrocio e seguiamo la lunga Via Camillo Olivetti, dove ritroviamo il Canale Caluso [1]  con acqua a cielo aperto, dopo un tratto sotterraneo.
Proseguiamo ancora costeggiando il vecchio complesso Olivetti (che produceva componenti metallici) lungo la strada che, dopo un tratto, cambia il nome in Strada Vicinale del Naviglio, fino a circa la metà della sua lunghezza.  Qui il Canale [1]  svolta a destra (verso nord), attraversa il complesso industriale e si avvicina al Cimitero comunale dove, svoltando a sinistra (verso ovest), riprende la direzione verso la Presa di Castellamonte.  Si avvicina l’ora del pranzo, quindi terminiamo la passeggiata e ritorniamo sui nostri passi fino all’inizio di Via Camillo Olivetti.  All’incrocio, giriamo a sinistra e camminiamo in leggera salita su Viale Giuseppe Frua, poi raggiungiamo Strada del Cimitero e la seguiamo a destra per un breve tratto fino all’incrocio con Via San Nazario d’Ivrea.
In questo luogo, la dottoressa Alessandra Conti ci lascia, è in attesa di collaboratori che stanno arrivando per riaccompagnarla a casa.  Rinuncia al nostro invito per stare con noi a pranzo e allora la ringraziamo per la sua compagnia e guida, con un applauso di tutto il gruppo UNI3 e con un presente da parte degli organizzatori.
Noi riprendiamo la salita su questa strada che ci porta al centro di Agliè [3] , esattamente in Piazza Umberto I all’incrocio con Via Principe Tommaso, la via importante che taglia longitudinalmente il centro di Agliè [3] .  Da qui raggiungiamo in pochi passi la "Trattoria Scudo di Francia" che ci ospita per il pranzo.


Sosta pranzo alla trattoria
"Scudo di Francia" di Agliè (TO)


Entriamo nella trattoria Scudo di Francia dove il proprietario Giorgio e la sua famiglia ci stanno aspettando.
Abbiamo conosciuto Giorgio durante i vari sopralluoghi effettuati a inizio anno.  Oggi siamo in tanti, esattamente in 48 (includendo l’autista Albano), e abbiamo prenotato tutti i posti disponibili della trattoria.  Tutta la parete del banco del bar e il muro a fianco sono pieni di firme di avventori e di amici, oltre a quelle degli appassionati di moto Harley-Davidson, come Giorgio che ne ha una nuova fiammante a fianco dell’ingresso della trattoria.  Il menu preparato per noi è ottimo, in stile piemontese, e vediamo la soddisfazione sui volti delle persone del gruppo UNI3.  Al termine del pranzo, ringraziamo Giorgio e gli diamo un arrivederci.  Poi, a piedi, attraversiamo buona parte della cittadina su Via Principe Tommaso, fino a raggiungere Piazza Castello, dove ci organizziamo per la visita al Castello [4]  e a una parte del suo Parco.


Visita al Parco e al
Castello Ducale di Agliè (TO)

Ci raduniamo in Piazza Castello e ci avviciniamo all’ingresso di questo Castello Ducale dei Savoia [4] .
Ci suddividiamo in due gruppi, di poco più di 20 persone: il primo entrerà subito nel Castello per fare la visita guidata, mentre il secondo gruppo effettuerà una passeggiata nei giardini esterni e al Parco.  Al termine delle rispettive visite, i due gruppi si alterneranno.  Durante la visita al Castello, la guida ci ricorda le vicende storiche di questo maniero.
L’edificazione del suo nucleo centrale, del quale sono tuttora identificabili alcune tracce, è iniziata nel XII secolo per conto della famiglia comitale dei San Martino, originari del Canavese.  Nel XVI secolo il forte si presentava ancora di aspetto medievale, con un maschio centrale, una corte circondata da edifici rurali e un giardino, circondati da una robusta muraglia difensiva e da un fossato.  Nel 1667 il Conte Filippo San Martino, già consigliere della Madama Reale Cristina di Francia, commissionò all’architetto reale Amedeo di Castellamonte la trasformazione della facciata sul giardino, le due gallerie, nonché il cortile e il complesso della Cappella di San Massimo (dove lo scultore tedesco Pietro Cremona realizzò le sculture per l’altare e gli stucchi delle pareti).  Cristina Maria di Borbone-Francia [Parigi 10-2-1606 - Torino 27-12-1663], conosciuta come Madama Reale, era nata principessa di Francia, figlia del re Enrico IV di Francia e della sua seconda moglie Maria de’ Medici, e divenne duchessa e reggente di Savoia come moglie di Vittorio Amedeo I di Savoia, che aveva sposato appena tredicenne il 10 febbraio 1619.  Alla morte del Conte Filippo San Martino, il progetto si interruppe, ma il castello presentava già due corti (una interna, l’altra rivolta verso il paese di Agliè [3] ) e la facciata est, con le due torri trasformate in piccoli padiglioni.  Nel 1764 i conti San Martino vendettero la proprietà ai Savoia, che la inclusero nelle proprietà del Duca di Chiablese: Benedetto Maria Maurizio di Savoia, e ne affidarono la ristrutturazione all’architetto Ignazio Renato Birago di Bòrgaro che intervenne sugli interni realizzando ampi appartamenti; all’esterno fu edificata la chiesa parrocchiale collegata al castello da una galleria a due piani.  Questa vendita delle proprietà ai Savoia avvenne proprio nell’anno in cui questi fecero ampliare il Canale Caluso [1]  e costruire i due tunnel sotto San Giorgio Canavese per portare l’acqua alla loro Mandria di Chivasso.  Dopo l’epopea napoleonica, durante la quale il castello divenne un ricovero di mendicità, dal 1823, l’edificio e le altre strutture rientrarono a far parte dei possedimenti di Casa Savoia.  Durante il regno di Carlo Felice, venne apportata una significativa e costosa ristrutturazione degli interni, rinnovandone inoltre completamente gli arredi.  Alla morte di Carlo Felice nel 1831, il castello e le proprietà continuarono ad essere gestite dalla moglie Maria Cristina di Borbone-Due Sicilie, (17 gennaio 1779 - 11 marzo 1849), ormai vedova.  Carlo Felice non ebbe figli e la successione del regno passò al cugino Carlo Alberto del ramo cadetto dei Savoia-Carignano.  Quando morì Maria Cristina di Borbone-Due Sicilie, nel 1849, il Castello di Agliè [4]  con le sue pertinenze, venne lasciato da Carlo Alberto al figlio cadetto Ferdinando di Savoia, duca di Genova.  Nel 1939 gli eredi del principe Tommaso di Savoia-Genova, duca di Genova vendettero il castello allo Stato Italiano per 8 milioni di lire.  Negli anni successivi, il Castello subì ancora numerosi interventi.  Attualmente il Castello [4]  è stato sottoposto ad importanti lavori di consolidamento statico e di restauro, per eliminare i problemi che impedivano la visita di buona parte delle sale.  Fa parte del circuito dei castelli del Canavese e, dal 1997, è parte del sito UNESCO Residenze Sabaude.
Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali l’ha gestito tramite il Polo museale del Piemonte.
Nel dicembre 2019 il Polo museale è divenuto Direzione Regionale Musei.  Il nostro gruppo ha visitato prima gli esterni del palazzo, con i giardini e, successivamente, una piccola parte dell’enorme Parco.

Poi, alternandoci con l’altro gruppo, siamo entrati nel Castello per la visita ad una parte delle sale aperte al pubblico.  Stanze sfarzose con molte suppellettili, quadri, affreschi e statue.  Abbiamo ammirato anche alcuni regali (statue, sarcofaghi, armi, ecc..), fatti ai Savoia da altre famiglie reali, che sono esposti in opportuni saloni, dando l’idea di aree museali.  Finiamo questa lunga visita e, col gruppo UNI3 riunito, torniamo su Piazza Castello, dove troviamo in attesa il nostro pullman.  La zona in cui ci troviamo è molto vicina all’autostrada A5 e all’ingresso di San Giorgio Canavese.
In breve siamo in autostrada e il viaggio di ritorno verso casa è rapido, tranquillo e senza storia.


Enea Fiorentini
Socio CAI (sezione di Roma)
Socio della Associazione "Giovane Montagna" (sezione di Roma)
Membro accademico del "GISM" (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna),
residente ad Aosta

( Sito web: http://www.eneafiorentini.it )
( E-mail: webmaster@eneafiorentini.it )

( Note scritte ad Aosta il 03/09/2024 )

 
Altre foto dell’escursione e della visita
 
Targhe a ricordo di partigiani caduti
nel 1945 ad Agliè, in Via Molini
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Panoramica sul Canale Caluso mentre
attraversa una parte di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
In via Olivetti ad Agliè durante la visita
agli ex-edifici e stabilimenti Olivetti
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Ingresso della trattoria
"Scudo di Francia" ad Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Gruppo UNI3 a pranzo in trattoria
"Scudo di Francia" ad Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Gruppo UNI3 a pranzo in trattoria
"Scudo di Francia" ad Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Gruppo UNI3 a pranzo in trattoria
"Scudo di Francia" ad Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Gruppo UNI3 a pranzo in trattoria
"Scudo di Francia" ad Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Gruppo UNI3 a pranzo in trattoria
"Scudo di Francia" ad Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Arrivo alla Piazza Castello
verso l’ingresso del Castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Panorama della Chiesa Santa Maria della
Neve sulla Piazza del Castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Targa del 1777 sulla Chiesa Santa Maria
della Neve di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Arco verso la terrazza belvedere
sulla Piazza del Castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Ingresso monumentale di sud-est
del Castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Piccionaia nel giardino a sud-ovest
del Castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Panoramica dai giardini sul lato
sud-ovest del Castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Parte del giardino a ovest
del Castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Salone Orientale con vestiti
di samurai nel Castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Riccardo (UNI3) e Aldo nel teatro privato
reale del Castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Statua proveniente dal Tuscolo (Roma)
nei saloni del Castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Cartello esplicativo della statua in marmo
di Apollo pastore dormiente ad Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

Statua in marmo di Apollo pastore
dormiente nei saloni del Castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Sarcofago con Apollo e le Muse
nei saloni del Castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)
Passeggino di bambino reale
nel Castello di Agliè
05-04-2024 (Foto di E.Fiorentini)

 
           NOTE VARIE:

  1. Note sul Canale Caluso:    ->>> Back

    [ Il Canale Demaniale di Caluso è senza dubbio una delle più antiche infrastrutture idrauliche del Canavese.   La sua costruzione risale alla seconda metà del XVI secolo quando la monarchia francese deteneva parte delle terre della pianura piemontese e le sorti della guerra, che allora combatteva contro l’impero asburgico in Piemonte, stavano volgendo nettamente a suo favore grazie anche all’opera del Maresciallo di Francia Charles de Cossé de Brissac, comandante delle truppe francesi al di qua delle Alpi, nominato inoltre nel 1550 governatore del re in Piemonte.
    Nel 1556 Charles de Cossé acquistò da Flaminio Paleologo il feudo di Caluso e decise la costruzione di un canale che portasse acqua dal torrente Orco al suo feudo per irrigare quella parte di territorio e per produrre forza motrice per alcuni mulini della zona.   Egli ottenne da Enrico II re di Francia la concessione per derivare tale Canale dal fiume Orco e attraversare i territori di Castellamonte, Bairo, San Giorgio Canavese, Montalenghe, Orio, Barone, Caluso.   Stipulò successivamente, apposite convenzioni con i comuni ed i relativi proprietari dei terreni interessati.
    Per la progettazione e l’esecuzione dell’opera venne dato incarico dal Maresciallo al suo ingegnere militare Francesco Orologi.   Il 3 aprile 1559, con il trattato di Cateau-Cambrèsis venne posto termine al conflitto franco-asburgico e la Francia, sconfitta, dovette restituire le terre savoiarde e piemontesi, tra cui Caluso.   Il maresciallo Brissac dovette quindi riconoscere come suoi signori feudali gli antichi nemici e ad essi dovette rivolgersi per ottenere il riconoscimento dei diritti sui suoi possedimenti piemontesi.   L’8 febbraio 1560 Charles de Cossé de Brissac, ottenne dal duca Emanuele Filiberto di Savoia la conferma della concessione d’acqua dal Torrente Orco per il Canale di Caluso e questi, per il tratto che scorreva nel suo territorio, concesse la salvaguardia ducale in caso di usurpazione di acque irrigue introducendo un magistrato con poteri giurisdizionali.   Lo stesso fecero i Duchi di Mantova per il trattato monferrino.   Ai primi di giugno del 1560 il maresciallo Brissac tornò definitivamente in patria.
    Nel 1562 preferì permutare il feudo di Caluso, e con esso il canale omonimo con terre francesi della Casa di Mantova.   Nell’atto di permuta si tenne nel dovuto conto la costruzione del Canale di Caluso che aveva reso possibile lo sfruttamento delle acque per l’irrigazione e per la forza motrice di mulini.   Successivamente il Canale di Caluso detto anche "Bealera Brissacca" (in onore del Brissac) seguì le sorti del feudo calusiese che era prima del ducato monferrino poi di quello sabaudo.   Il Canale passò in seguito a diversi feudatari e, infine, ai Valperga Masino che lo cedettero al Regio Patrimonio Sabaudo nel 1760.   La Bealera di Caluso assunse quindi un’importanza di rilievo per l’agricoltura del Canavese e del Piemonte.   Durante il Settecento i lavori sul corso del Canale furono molti.   Vennero aboliti alcuni ponti canali lungo il suo percorso.   Nel 1764 il Canale di Caluso viene ampliato (opere realizzate dall’Architetto Giacinto Bays) per portare l’acqua al tenimento della Mandria di Chivasso dedicato all’allevamento di cavalli al servizio della Corte sabauda.   Fu allora rettificata una parte dell’alveo e furono costruite due gallerie sotterranee nel territorio di San Giorgio Canavese.   La prima galleria è denominata Bioleto e la seconda Fenoglio.   Nel 1767 venne allargato e allungato il corso del Canale fino alla Mandria di Chivasso con il "Regolatore della Mandria di Chivasso" e, in seguito, costruito il "Bocchetto" per inviare l’acqua a Rondissone e Verolengo.   Venne, dunque, aumentata la portata del Canale.   Nel 1781 venne regolata l’imboccatura del Canale con il rifacimento dello sbarramento in pietra sull’Orco e trasportata più a monte in corrispondenza della Bealera di Castellamonte già esistente.   È questo, dunque, un momento di grandi trasformazioni soprattutto dovute alle molte richieste dei vari comuni e dei privati, interessati dal corso del Canale.   Si trattava, oltre a necessità irrigue, di necessità produttive di nuovi mulini da canapa, fucine per la lavorazione del ferro, manifatture di cotone e seta.
    Questo fenomeno è soprattutto riscontrabile nel periodo tra il 1786 e il 1789.   L’ingegnere Ignazio Michela che documenta tali richieste, segnala la trasformazione delle forme delle bocchette per avere una maggiore portata d’acqua (che venne poi regolamentata nel periodo di Carlo Alberto con l’introduzione di un’unità di misura legale e controllabile).   Dalla relazione dello stesso si evince che sul Canale si contavano 53 ponti (di cui 23 in muratura) e 22 ruote di mulini o filatoi che usufruivano della forza motrice dell’acqua.   Le migliorie apportate al corso e alla portata del Canale proseguirono fino all’inizio del XIX secolo.   Nel periodo napoleonico il Canale fu affittato alla Società Pastorale che già gestiva la Mandria di Chivasso.   Tale società apportò migliorie al Canale tra cui la costruzione di un grande argine in pietra spaccata.   Successivamente vi si realizzò la costruzione di un ponte in ferro sospeso nei pressi di San Giorgio, uno tra i primi ponti sospesi in Italia.   Nel 1818 il Canale ritornò in gestione all’Amministrazione Statale fino al 1865, data dalla quale il canale fu affidato all’avvocato Ferrero fino al 1883.   Nel frattempo i proprietari agricoli della zona ottennero particolari concessioni per gli usi del Canale, essendosi riuniti in primi consorzi locali.   A partire dal 1884 venne dato in concessione al Consorzio Conduttore del Canale di Caluso.
    Si trattava di un consorzio che aveva unificato tutti quelli precedentemente esistenti, e li aveva comunque mantenuti come consorzi secondari.   Negli anni 1949 e 1950 venne realizzata la costruzione della diga di derivazione dal torrente Orco che sostituiva quella antica di fine ’700 che prevedeva l’unificazione delle prese della Roggia di Castellamonte e della roggia di Agliè insieme al Canale di Caluso.   Dal 1980 in virtù della Legge 984 del 27 dicembre 1977 la titolarità dell’alveo è stata trasferita alla Regione Piemonte che con atto del 19 dicembre 1980 lo ha dato in gestione al Consorzio stesso.   Una cosa è certa, il Canale di Caluso esiste ancora oggi, si è esteso e può raccontare la sua storia.   Dal XVI secolo infatti è passato di mano in mano e ha permesso lo svilupparsi di attività agricole, zootecniche ed economiche assumendo un ruolo fondamentale nel far consolidare un comprensorio irriguo ad alto reddito.   La conferma di questo ruolo si ha nel fatto che l’oncia di Caluso (24 litri/secondo) fu adottata come unità di misura per la distribuzione delle acque anche negli altri canali fino al 1837 quando fu introdotto il modulo albertino, nuova misura legale inserita nel sistema metrico decimale.   Dal 2002 al 2006, a seguito dei lavori per la realizzazione della TAV di Rete Ferroviaria Italiana, è stato realizzato, quale opera compensativa per le interferenze con la rete irrigua, il Canale Scolmatore del Canale Demaniale di Caluso.   Detto canale, che confluisce nella Dora Baltea presso il Comune di Mazzè ed ha una lunghezza complessiva di circa 4 km, è stato riconosciuto con la deliberazione della Giunta Regionale n. 60-5048 del 28/12/2006 come "manufatto accessorio, e di servizio, di pertinenza del Canale di Caluso", portando così l’effettiva lunghezza dell’intero canale a 32 km.   Il Consorzio, che dal 2005 ha assunto il nome di Consorzio dei Canali del Canavese con lo scopo di poter giungere ad un accordo per inserire all’interno della gestione altri Canali, nel 2019 è ritornato, con modifica statutaria al nome che ne ha segnato la storia ossia Consorzio del Canale Demaniale di Caluso.   Ma se la storia ritorna nel nome, il tempo ha evoluto l’utilizzo delle acque derivate dal Torrente Orco nel Canale che ad oggi sono usate sempre con prevalenza a scopo irriguo ma con l’installazione di 13 centrali idroelettriche ad acqua fluente per la produzione di "energia pulita da fonti rinnovabili" con una potenza complessiva installata di circa 5.500 kW e 1 impianto di forza motrice per mulino ad oggi ancora in funzione.   Ecco alcuni dati riassuntivi del Canale Caluso:
    8.500 ha è l’estensione del comprensorio irriguo del Consorzio;
    32 km è la lunghezza complessiva del canale Caluso;
    5500 sono gli utenti consorziati;
    300 km è la lunghezza totale della rete irrigua minore;
    5487 kw è la potenza nominale complessiva delle centrali idroelettriche sul canale;
    18 sono i comuni compresi in tutto o in parte nel comprensorio;
    68 sono i "bocchetti irrigui" del canale che servono la rete irrigua minore;
    9500 l/sec è la portata massima derivata dal Torrente Orco dal Canale Caluso;
    15 sono i distretti irrigui che gestiscono la rete minore del comprensorio.
    Notizie tratte dal sito:
    https://www.consorziocanalecaluso.it/la-storia/ ]



  2. Note sul Consorzio del Canale Demaniale di Caluso:    ->>> Back

    [ Il Consorzio del Canale Demaniale di Caluso è un Consorzio di Miglioramento Fondiario ai sensi del D.M. n. 5805 del 16 ottobre 1940 che ha in gestione, dal 1980, il Canale Demaniale di Caluso di proprietà della Regione Piemonte.   Ha sede nel Comune di Caluso (TO) e opera nel rispetto di uno Statuto approvato con D.G.R. 16 maggio 2019 N. 69 – 8978.   Ai sensi dello Statuto vigente, il Consorzio ha lo scopo di provvedere:
    - alla gestione del Canale Caluso;
    - alla migliore irrigazione dei terreni del comprensorio del Canale stesso;
    - ad attuare iniziative ritenute atte ad incrementare la produzione agricola;
    - alla costruzione, esecuzione, manutenzione ed esercizio delle opere riguardanti l’alveo, gli edifici del Canale
       Caluso, i cavi irrigui e delle opere di irrigazione;
    - alla realizzazione di interventi di manutenzione degli impianti e di realizzazione di nuovi impianti collettivi;
    - alla realizzazione, manutenzione e gestione di impianti di produzione di energia sul Canale Demaniale;
    - allo svolgimento dei compiti ad esso conferito dalle vigenti normative;
    - alla collaborazione con le autorità competenti per la gestione dell’insieme idrogeologico, per controlli in materia
       di qualità delle acque nonché per lo studio per la realizzazione e gestione di iniziative nel settore delle risorse
       idriche;
    - alla promozione del riordino fondiario ed irriguo;
    - alla promozione di iniziative atte ad incrementare l’utilizzo dell’acqua in concessione per uso forza motrice;
    - all’esecuzione, con proprio personale, di misure e monitoraggi idrologici secondo specifici protocolli tecnici
       regionali.
    Fanno parte del Consorzio, e sono iscritti ad ogni effetto di legge nel catasto consorziale, i proprietari dei terreni posti nel Comprensorio che sono irrigati e potenzialmente irrigabili con le acque del Canale Demaniale di Caluso e delle sue derivazioni, ed altresì i proprietari dei beni che comunque utilizzano le medesime o che in qualsiasi modo traggono beneficio dall’attività del Consorzio.   Assumono altresì la qualifica di utenti con i relativi obblighi (nonostante qualunque patto in contrario) tutti coloro che per successione, per acquisto e per qualsiasi altro titolo idoneo a trasferire la proprietà, diventano proprietari dei terreni iscritti al catasto irriguo consortile.   Ne fanno pure parte, in luogo dei rispettivi proprietari, gli affittuari dei suddetti terreni i quali, ai sensi e per gli effetti delle norme vigenti, abbiano ottenuto l’iscrizione nei ruoli di contribuenza.
    Il Direttore attuale (2024) del Consorzio del Canale Demaniale di Caluso è la dottoressa Alessandra Conti.
    Notizie tratte dal sito:
    https://www.consorziocanalecaluso.it/il-consorzio/ ]



  3. Note su Agliè (TO):    ->>> Back

    [ Alle falde delle colline di Macugnano, nel Canavese, si trova Agliè, antica cittadina resa illustre, nel corso della sua storia, da personaggi quali Filippo d’Agliè e Guido Gozzano.   Il nucleo primitivo, di origine romana, era probabilmente situato sulle colline nella frazione di Santa Maria delle Grazie, già ricordato in documenti del 1019 come Macuncianum (Macugnano), come dipendenza dell’Abbazia Fruttuaria di San Benigno.   A quel tempo Agliè era un castello eretto per difendere Macugnano.   Successivamente Agliè prese il sopravvento su Macugnano (l’altro centro di Cassadio, ora scomparso) per la sua posizione fortificata.   Agliè compare nei documenti per la prima volta nel 1141: i feudatari del Canavese si divisero il territorio e il paese divenne una delle terre dei San Martino di Rivarolo e di Agliè.   I tre centri si riunirono poi a scopo difensivo in un’unica Comunità che nel 1259 rientra nei possedimenti dei San Martino.   Forse meglio governata di altre città e paesi, Agliè non partecipò al Tuchinaggio, rivolta popolare antifeudale e antisavoiarda del secolo XIV, tra il 1386 ed il 1391.   Gli alladiesi chiesero ai loro signori, i Conti di Agliè, alcuni privilegi e concessioni e li ottennero per la fedeltà dimostrata ai loro feudatari al tempo del Tuchinaggio.   Nel 1448 vennero concessi gli statuti comunali i cui testi sono tutt’ora conservati nell’archivio del municipio.   Con i Savoia crebbe l’influenza dei Conti di Agliè, che estesero i loro poteri su Bairo, Torre, Ozegna, parte di Pont, Salto, Rivarolo e Castelnuovo.   Agliè subì le conseguenze della guerra tra Savoia e Francia, avvenuta dopo la metà del XVI secolo.   Quando, nel 1561, la pace fu ristabilita, i Conti suoi signori giurarono fedeltà al Duca Emanuele Filiberto di Savoia.   Personaggio centrale della storia del paese fu il Conte Filippo San Martino di Agliè, colto letterato, coreografo e politico insigne, nato nel 1604.   Intrapresa la carriera delle armi, nel 1630 divenne luogotenente della Compagnia delle Corazze di Vittorio Amedeo I.   Questi morì nel 1637 ed essendo suo figlio Carlo Emanuele II troppo giovane per la successione, la madre Cristina di Francia, figlia di Maria dei Medici ed Enrico IV, assunse la reggenza.   Nel 1764 il feudo di Agliè venne acquistato da Carlo Emanuele III che lo diede in appannaggio al suo secondogenito Benedetto Maria Maurizio, duca del Chiablese.   Questi incaricò l’architetto di corte Ignazio Birago di Bòrgaro di ricostruire e ampliare il castello che subì modifiche sostanziali sul lato verso la piazza.   Tra il ’67 e il ’75 vennero costruite la galleria che collega il castello alla chiesa, la chiesa stessa col campanile che sostituì la precedente vecchia torre civica.   Il Parco è il risultato di due differenti fasi, la prima settecentesca a cui risale l’Esedra della Fontana dei fratelli Collino; la seconda ottocentesca caratterizzata da adattamenti "all’inglese".   Ha un’estensione di circa trenta ettari, attraversato da sette chilometri di viali e sentieri, ricco di piante centenarie.   Il progetto è attribuito a Michel Bernard, per la parte settecentesca; la successiva trasformazione a Xavier Kurten.   Durante la dominazione napoleonica, Agliè fu invaso dai francesi nel 1796, e il castello fu spogliato di mobili e suppellettili.   Con la Restaurazione il Castello nel 1814 ritornò ai Chiablese.   Finita l’era bonapartista, Carlo Felice prese possesso nel 1825 del castello alladiese, facendolo restaurare dall’architetto Borda di Saluzzo che costruì all’interno un piccolo teatro.   Con la morte del Re, la Regina vedova Maria Cristina di Borbone divenne l’usufruttuaria, ed alla sua morte (1849) la proprietà passò al secondogenito di Carlo Alberto: Ferdinando, Duca di Genova.   Nel 1939, dopo anni di lunghe trattative con aspiranti acquirenti, i principi di Savoia-Genova vendettero allo stato il complesso del castello.
    Notizie tratte dal sito:
    Progetto rifacimento di Piazza Setificio ad Agliè file:///C:/Users/Enea/Downloads/DIP_PIAZZA%20SETIFICIO-1.pdf ]



  4. Note sul Castello Ducale di Agliè:    ->>> Back

    [ Il castello ducale di Agliè (in piemontese ël castel d’Ajè) è, un’elegante ed imponente costruzione situata nel comune di Agliè, nella città metropolitana di Torino.   L’edificazione del suo nucleo centrale, del quale sono tuttora identificabili le tracce, è iniziata nel XII secolo per conto della famiglia comitale dei San Martino, originari del Canavese.   Nel 1939 lo Stato acquistò dalla Casa Reale il castello (per 8 milioni di lire) che venne adibito a Museo.
    Negli anni ottanta è stato oggetto di un ulteriore delicato restauro.   Attualmente è stato sottoposto ad importanti lavori di consolidamento statico e restauro che impedivano la visita di buona parte delle sale.   Fa parte del circuito dei castelli del Canavese e, dal 1997, è parte del sito UNESCO Residenze Sabaude.   Nel 2016 ha fatto registrare 44.323 visitatori.   Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo Museale del Piemonte che, nel dicembre 2019, è divenuto Direzione regionale Musei.   Negli ultimi anni il castello è stato usato come ambientazione per le serie televisive: "Maria José", "Elisa di Rivombrosa" e "La bella e la bestia".
    Notizie tratte dal sito:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_ducale_di_Agli%C3%A8 ]


 


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